Non possiamo non essere contenti quando colossi quali Amazon scelgono di investire nel nostro territorio. Posti di lavoro saranno creati a Calderara, e altri se ne creeranno in ulteriori siti del Bolognese che il leader della logistica ha in programma di inaugurare. Occorre, al tempo stesso, ricordare che quello che preme al sindacato è la qualità del lavoro, la lotta al precariato, e la dignità dei lavoratori. Non basta assumere, e non basta l’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento per poter plaudire ad un’operazione riuscita. A Crespellano ad esempio, dopo quattro anni, sono a zero i lavoratori e le lavoratrici assunti da Amazon con contratto a tempo indeterminato: la policy dell’azienda è quella dell’utilizzo della somministrazione per tutte le figure che si occupano di facchinaggio, con la loro scientifica sostituzione allo scadere del primo anno di contratto, e dell’uso delle esternalizzazioni di mansioni quali quelle dei drivers.

L’assetto societario che è stato impostato prevede, dunque, un sistema di appalti per le attività di consegna che produce un’organizzazione del lavoro formalmente in mano a terzi ma, per ragioni facilmente comprensibili, dettata dalla multinazionale.

L’esito positivo dell’investimento sul territorio si misurerà, inoltre, anche dalle relazioni sindacali che l’azienda sarà in grado di mettere in campo, e dai diritti sindacali che garantirà. Al momento, nel sito di Crespellano non è possibile per lavoratrici e lavoratori riunirsi in assemblea sindacale sul luogo di lavoro, così come sono assenti le relazioni sindacali sul territorio.

Bologna, 23 luglio 2021

Filt-Cgil Bologna

NIdiL-Cgil Bologna