La vicenda pandemica ha messo a dura prova le tenuta del sistema universitario nazionale, e questo è stato vero anche per l’Università di Bologna. L’elezione del prossimo Rettore dell’Alma Mater, che succederà a Francesco Ubertini, è un’opportunità per delineare un piano di rilancio che non solo affronti le conseguenze della pandemia, ma che corregga i numerosi punti di sofferenza che già erano presenti nell’Università di Bologna “pre-covid”.

Il documento della FLC-CGIL di Bologna, “Manifesto del personale tecnico-amministrativo per l’elezione del nuovo rettore”, inviato nei giorni scorsi a tutto il personale affronta questi punti trattandoli in quattro temi fondamentalI: quale Ateneo dopo la pandemia; Ateneo e personale tecnico-amministrativo; democrazia e governo dell’Ateneo; qualità, organizzazione, lavoro.

E’ evidente che la situazione prodotta dalla pandemia abbia causato una atomizzazione della vita accademica e un restringimento dello spazi politici di dibattito, con una conseguente accentuazione della verticalizzazione delle relazioni interne. Di più, questo processo ha prodotto un conformismo subalterno del sistema universitario italiano (e Unibo non sfugge) al paradigma neoliberista.

Sul governo dell’Ateneo il documento constata “come l’attuale rettorato non sia riuscito a modificare la prima – estremistica – applicazione della legge 240/2010 (la legge Gelmini) di cui fu data applicazione autoritaria dal rettore Dionigi. “E’ pertanto, a nostro avviso, necessario rimetter mano ad una revisione dello Statuto recuperando spazi di rappresentatività, trasparenza e confronto”. Cardine di questo intervento sono l’elettività del Consiglio d’Amministrazione che deve rappresentare organicamente tutte le componenti della comunità accademica, incluso il personale tecnico-amministrativo.

Infine, la denuncia che le relazioni sindacali sono state gestite da parte dell’Amministrazione “in un’ottica meramente burocratica e di controllo, riducendo a poco più di una facciata” le stesse. Ma questo agire è “un percorso pericoloso dal punto di vista della salute di una comunità come quella accademica, e autolesionistico per la stessa Amministrazione. Siamo convinti che questo percorso debba arrestarsi, evitando di cedere a suggestioni di stampo autoritario ed accentratore, per ristabilire corrette e aperte relazioni tra le parti. Il personale Tecnico-Amministrativo fa parte a tutti gli effetti della comunità accademica, e questo deve essere riconosciuto sia a livello istituzionale che di relazioni sindacali.

Anche la gestione della pandemia da COVID-19 è stata effettuata senza riconoscere appieno le esigenze del personale TA, tant’è che l’accesso al LAE durante la prima ondata è avvenuto con un mese di ritardo rispetto all’esplosione della pandemia e solo dopo ripetute insistenze sindacali ed oggi è, paradossalmente, di nuovo oggetto di diffuso disagio. Come se non ci fosse stata l’esperienza dell’anno precedente a fare scuola…!

Dobbiamo cambiare rotta: è principalmente rispetto a questa esigenza che valuteremo i candidati Rettore, invitati in un confronto pubblico il 18 maggio 2021.

La segreteria FLC CGIL Bologna