“Con la presente, la scrivente INVIMIT SGR S.p.A., per conto del fondo i-3 INPS, comunica, a
tutti gli effetti di legge, che non è intenzione del locatore procedere all’ulteriore rinnovo del
Contratto di Locazione, e la presente vale quale formale disdetta al Contratto di Locazione ai sensi
dell’articolo 4 del medesimo. Per l’effetto, il Contratto di Locazione dovrà intendersi
definitivamente scaduto e perderà ogni efficacia tra le parti a far data dal 31/12/2020., senza
necessità di ulteriori comunicazioni, con l’obbligo del Conduttore di riconsegnare l’Unità
immobiliare libera da persone cose e in buono stato locativo entro il 31/12/2020, previa redazione
del verbale di consegna dell’unità immobiliare.”

Così inizia la lettera con la quale, in data 29 maggio 2020, l’Amministratore Delegato della società
comunicava ad un inquilino l’intenzione della proprietà di interrompere il contratto in essere,
contratto di affitto che prevede il pagamento di un canone annuale di 12.556,67 (oltre 1.000 euro al
mese) al quale ovviamente vanno aggiunte le spese condominiali. La lettera poi precisa che è intenzione della proprietà affittare lo stesso appartamento “ad un
canone non inferiore ai 25.000 euro annui”.


L’alloggio è inserito in un immobile di proprietà del fondo immobiliare i-3 INPS con tre corpi
scala: in via Montebello 9, via Milazzo 4 e via Galliera 66-68-70. Complessivamente parliamo di 67
appartamenti, dei quali 25 sono sfitti, in stato di abbandono da anni, provocando gravi disagi e in
alcuni casi danni agli inquilini residenti.
La maggioranza dei residenti sono o impiegati o pensionati dell’INPS che negli anni hanno investito
diverse migliaia di euro per intervenire in opere di manutenzione sull’immobile nel quale risiedono.
Immediatamente il SUNIA di Bologna, a seguito anche di una assemblea alla quale hanno
partecipato 25 condomini, ha inviato una raccomandata all’Amministratore Delegato chiedendo un
incontro per esaminare le possibili soluzioni in un contesto che deve tenere conto della situazione
economica degli inquilini, ma soprattutto per chiedere conto di una gestione francamente
incomprensibile che associa una richiesta di aumenti di canone inaccettabili al mancato utilizzo di
una vasta porzione dell’immobile.


A distanza di mesi e in prossimità della scadenza nessuna disponibilità ad un esame congiunto è
giunta
: questo è un comportamento che non ci aspetteremmo da una Amministrazione Pubblica e
che ci sentiamo di condannare. Nei prossimi giorni valuteremo quali ulteriori iniziative
intraprendere unitamente agli inquilini residenti.

Per il Sunia di Bologna
Francesco Rienzi