Siglato il protocollo d’intesa che definisce le linee di indirizzo che guideranno la riprogrammazione dei servizi educativi in epoca Covid-19, un percorso operativo entro cui, a seconda delle specifiche situazioni derivanti dall’emergenza sanitaria che si vengono a creare, ridefinire le modalità di erogazione dei servizi in modo efficace ed omogeneo sull’intero territorio metropolitano.

Simone Raffaelli (Fp-Cgil Bologna)


Obiettivo dell’accordo è da un lato garantire continuità e qualità nell’erogazione dei servizi nell’interesse dell’utenza prevedendo, quando necessario, rimodulazioni che consentano l’utilizzo delle risorse già destinate alle stesse finalità; dall’altro tutelare i lavoratori e le lavoratrici dei servizi educativi, prevedendo il ricorso agli ammortizzatori sociali nei casi in cui la situazione sanitaria imponga invece chiusure generalizzate e complete dei servizi per territori ampi.


Gli aspetti legati alle sospensioni parziali e di dettaglio disposte dai Dipartimenti di Sanità Pubblica andranno definiti più puntualmente nell’ambito del rapporto tra committenza ed enti gestori, nella loro autonomia e secondo le convenzioni, concessioni ed appalti in essere. In assenza delle necessarie condizioni, la riprogrammazione del servizio potrà prevedere attività da svolgersi anche nei mesi successivi all’interno del calendario educativo e scolastico, comprendendo anche i mesi estivi.


Altro tema importante che le linee di indirizzo affrontano è quello dei costi aggiuntivi che la normativa per contrastare l’emergenza Covid ha imposto ai gestori dei servizi e che, “qualora non compresi all’interno degli oneri previsti durante la procedura di gara, potranno essere configurati come varianti (art. 106 del d. lgs. 50/2016)”. Gli enti locali e le imprese aggiudicatarie pertanto ricontratteranno le modalità più consone per ricomprendere tali oneri all’interno delle rispettive convenzioni, concessioni, appalti in essere.


Quanto stabilito dai firmatari si applicherà prioritariamente ai servizi all’infanzia, a progetti di integrazione scolastica, ai servizi di mediazione e alfabetizzazione scolastica per alunni stranieri e all’ambito socio-educativo.

“L’aspetto più importante è la garanzia della continuità occupazionale e retributiva del personale educativo delle coop sociali, anche in caso di quarantena delle sezioni di nido e delle classi delle scuole – sottolineano le sigle sindacali di categoria Fp-Cgil Cisl-Fp Fisascat-Cisl e Uil-Fpl territoriali -, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali dovrà inoltre essere limitato solo alle chiusure disposte dalle autorità per lunghi periodi e non per casi isolati. Altro risultato importante è, poi, il mantenimento delle risorse stanziate a inizio anno, su appalti e convenzioni, anche in caso di rimodulazione delle attività”.


“Un accordo importante – sottolinea Daniele Ruscigno, consigliere metropolitano con delega a Scuola, Istruzione e Formazione – che dà maggiori garanzie a tutte le professioniste e a tutti i professionisti delle scuole, alle imprese e al sistema educativo nel suo complesso. Un lavoro importante che ha visto il coinvolgimento delle parti sociali, degli enti locali e dei tecnici, con l’obiettivo comune di risolvere alcune delle criticità che questo periodo emergenziale ha prodotto. Un sentito ringraziamento a chi, con pazienza e competenza, ha contribuito a raggiungere questo risultato.”


Per Rita Ghedini e Luca Dal Pozzo, Presidenti dell’Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna e di Imola “con questo Protocollo il territorio si dota di uno strumento condiviso per gestire al meglio questa fase che può vedere situazioni di chiusure parziali, salvaguardando la continuità didattica, la relazione con gli studenti e le famiglie. Sono stati e saranno ancora mesi di forte impegno degli operatori e di grande sforzo organizzativo e progettuale da parte delle cooperative per garantire la qualità dell’offerta educativa. La decisione che prevede in caso di chiusure di massimizzare l’utilizzo delle risorse già destinate per il servizio per riprogrammare e rimodulare le attività, così come il riconoscimento dei costi aggiuntivi derivanti dalla normativa Covid – 19, sono una risposta politica importante che riconosce e qualifica il sistema integrato dei servizi, costruito negli anni, tra pubblico e privato sociale.”


Questi i firmatari: Città metropolitana di Bologna, Comune di Alto Reno Terme, Comune di Baricella, Comune di Bologna, Comune di Budrio, Comune di Castenaso, Comune di Granarolo dell’Emilia, Comune di Malalbergo, Comune di Minerbio, Comune di Molinella, Comune di Ozzano Emilia, Comune di Pianoro, Comune di San Lazzaro di Savena, Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese, Unione dei Comuni Reno Lavino Samoggia, Unione Intercomunale Terred’acqua, Unione Reno Galliera, Nuovo Circondario Imolese, Fp Cgil Bologna, Fp Cgil Imola, Fisascat Cisl Area Metropolitana Bolognese, Cisl Fp Area Metropolitana Bolognese, Uil Fpl Bologna ed Emilia Romagna, Legacoop Bologna, Legacoop Imola, Confcooperative Bologna e Imola, AGCI Bologna.

Altri Comuni potranno aderire successivamente.