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La ricerca presentata oggi “Dal presente al futuro, anziani a Bologna”, commissionata dallo Spi-Cgil di Bologna e realizzata da Ires Emilia-Romagna, ha intercettato nel complesso 4.601 pensionati residenti sul territorio metropolitano di Bologna.

La ricerca si colloca in un contesto come noto caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione (in particolare grandi anziani) che pone sempre più sfide al sistema di gestione dell’assistenza: crescita dei bisogni più complessi, necessità di una maggiore integrazione socio-sanitaria e modifica delle reti familiari.

I 4.601 pensionati intercettati dall’indagine sono per il 55,8% di donne, per il 34% di grandi anziani over80, e per il 49,4% da pensionati con un titolo di studio pari alla licenza elementare.

Un quarto dei rispondenti (26,5%) vive da solo, percentuale che sale al 35% se consideriamo i grandi anziani, elemento questo che come noto può rappresentare un fattore di rischio per l’insorgere o l’aggravamento di patologie socio-sanitarie.

Circa quattro pensionati su dieci (38,7%) percepisce un reddito mensile al di sotto dei mille euro, percentuale che cresce sensibilmente per le pensionate over80 a bassa scolarizzazione (65,7%), ed è proprio questo segmento di popolazione a mostrare i maggiori segni di fragilità complessiva, non solo dal punto di vista economico ma anche sotto l’aspetto socio-sanitario.

Nel 61,7% dei casi si rileva la presenza di barriere architettoniche interne al condominio e/o all’abitazione, elemento questo che rischia di incidere negativamente sulla possibilità di condurre la propria vita in autonomia e sul proprio livello di inclusione sociale.

Rispetto alla modalità di risposta al bisogno di assistenza, si osserva come nel presente i pensionati si affidino soprattutto al supporto della propria rete familiare, mentre rispetto al bisogno di assistenza futura prevale un senso di insicurezza (il 36,9% non sa come fare), elemento questo che probabilmente oggi risulterebbe più marcato a fronte dell’emergenza sanitaria ed economica in atto. Questa insicurezza si accentua per coloro che hanno una condizione economica più critica e soprattutto per coloro che non dispongono di una rete familiare. Inoltre, il 15,3% dei nostri rispondenti non ha figli, tendenza questa che le previsioni demografiche danno in crescita per i prossimi anni.

Emerge dunque nel complesso la necessità di rafforzare i servizi domiciliari, che permettano di rispondere ai bisogni in crescita della popolazione anziana, servizi sempre più connotati da una elevata integrazione socio-sanitaria sia nella fase di lettura del bisogno che in quella di risposta, per assicurare un buon livello di benessere complessivo.

Bologna, 30 settembre 2020