L’Assemblea svoltasi in data odierna dei lavoratori della società A. Manzoni & C. spa, storica concessionaria di pubblicità del gruppo Gedi, valuta con preoccupazione le ultime decisioni del management.

Nell’ultimo incontro fra la società A. Manzoni & C. ed i sindacati di categoria SLC CGIL, Fistel e Uilcom, tenutosi presso la Assografici di Milano, è stata infatti presentata una riorganizzazione aziendale che prevede un processo di centralizzazione con la chiusura di tutte le 5 sedi amministrative sul territorio nazionale: Bologna, Trieste, Livorno, Torino, sassari, per un totale di 44/49 unità di cui 8/12 a Bologna. Allo stato attuale solo per 11 sono già state individuate posizioni di lavoro su Milano.

La Società ha offerto delle misure per limitare il “disagio” dei lavoratori trasferiti, come un sostegno economico al pendolarismo/trasferimento, o come incentivi all’esodo per chi non accetti il trasferimento.
Ma nessuna di queste misure prende seriamente in considerazione proposte ed istituti alternativi totali o parziali al trasferimento fisico, che sarebbero più economiche (e più produttive) per la Società, più tutelanti per i lavoratori (e meno inquinanti per l’ambiente), come il telelavoro o lo smart work.
Una vera contraddizione per una Società che fa della comunicazione dematerializzata uno dei propri obiettivi di business attuale e futuro ma non accetta di utilizzarla nella propria organizzazione del lavoro.

Quello che si disegna da tempo sembra più un piano di dismissioni progressive, che alla fine non risparmierà nessuno, un quadro preoccupante che l’Slc Cgil non può accettare, specialmente per una azienda che presenta importanti margini operativi.

Il tutto si aggrava se inserito nel piano di ristrutturazione di Gedi News Network S.p.A, dello stesso gruppo Gedi, con la dichiarazione il 13 novembre scorso di 121 esuberi a livello nazionale che in Emilia Romagna impattano su Modena, Reggio e Ferrara.

Riteniamo che quanto sta avvenendo non possa lasciare indifferenti le Istituzioni Locali.

Infatti la chiusura della sede di Bologna, cosa che del resto vale per le altre sedi della Regione e nazionali, rappresenterebbe un ulterioŕe depauperamento delle attività produttive del territorio, peraltro in un settore come, quello grafico editoriale, già fortemente impattato in senso negativo da altre crisi aziendali accompagnate da minacce di chiusura sedi, fra cui ricordiamo quella attualmente aperta in Italiaonline dove a Bologna anche 7 lavoratori hanno già ricevuto le lettere di trasferimento a Milano/Torino o come quella di Conti Editore srl, dove tutti i 12 dipendenti di Bologna sono soggetti a una ipotesi di trasferimento su Roma.

Bologna 22/11/2019

Giulia Santoro
Segretario Generale Slc Cgil