L’attuale settimana, quella idealmente iniziata venerdì 20 e che terminerà venerdì
27, è la settimana della mobilitazione mondiale dei giovani per la salvaguardia del nostro
pianeta dai pericoli determinati dall’inquinamento.
Da qualche mese, infatti, il più esteso movimento giovanile che si ricordi ha posto
l’attenzione sul pianeta, sulla sua pessima salute e sulle cause di questa, ed ha obbligato
il resto delle società, lavoratori, pensionati, ma anche la politica e le Istituzioni ad aprirsi ad
un confronto ideale, etico, politico ma anche pragmatico a partire da richieste concrete di
decisioni da prendere nei vari paesi e nei consessi comunitari continentali e mondiali.
La Fiom aderisce ormai da mesi a questa mobilitazione avendo svolto negli ultimi anni una
propria elaborazione politica che l’ha portata a concludere che la tutela ambientale e tutela
dei diritti delle lavoratrici e lavoratori possono e devono marciare insieme.
Il nostro paese registra un grave ritardo culturale, e quindi decisionale, sul tema
ambientale e, più specificatamente, su come determinare una prosperosa convivenza tra
salvaguardia dell’ambiente e tutela del lavoro.
Il tema è sicuramente ostico anche perché, molto spesso, l’intreccio dei due temi va ad
interessare il fondamentale tema della salute.
La riconversione industriale delle produzioni, le questioni del cosa produrre, come produrlo
e con quale impatto ambientale e sociale sono argomenti di cui la Fiom discute da anni,
molto spesso nel più assoluto isolamento tra i Governi che si sono succeduti, la politica e
le Associazioni di rappresentanza delle imprese.
L’attualità di queste giornate può avere risvolti in termini di aperture al confronto anche con
quegli interlocutori che fino ad oggi sano rimasti un po sordi al grido delle giovani
generazioni.
Per quanto ci riguarda è evidente il nostro interesse a partecipare a discussioni e decisioni
anche perché le riconversioni non si fanno dalla sera alla mattina e quindi c’è tutto il tema
degli ammortizzatori sociali necessari per accompagnare i processi che dovrà diventare
centrale nelle discussione.
La politica poi, il Governo, devono disegnare il paese del domani determinando un
importante pacchetto di finanziamenti per le politiche industriali. A questi dovranno poi
seguire investimenti privati delle imprese che non possono pensare di attingere
esclusivamente ai finanziamenti dell’UE. Il sotto-finanziamento pubblico e privato delle
nostre imprese è un dato oggettivo nonché assolutamente allarmante soprattutto per la
prospettiva.

Il gap culturale a cui si feceva prima riferimento è legato al fatto che le scelte da compiere,
oltre a dichiararle, bisogna volerle. Autenticamente volerle, consapevoli del fatto che le
scelte potrebbero anche determinare problematiche nel rapporto con i cittadini e/o i
lavoratori. La Fiom questo lo sa molto bene e con questo si misura. A partire, ad esempio,
dall’ex Ilva di Taranto, autentica polveriera sociale, dove si rivendica il diritto al lavoro non
slegato dal diritto alla salute contemplato, guarda caso, nell’accordo dello scorso anno,
con la previsione di importanti investimenti per le bonifiche ambientali. Lavoro e salute:
bisogna volere entrambi gli elementi senza tatticismi, strumentalizzazioni, retoriche e
demagogie. Il processo di riconversione per garantirci un futuro alimenta paure come tutto
ciò che non si conosce. Qui, a maggior ragione, perché si pone il tema della necessità di
una politica che, guardando alle future generazioni e non al consenso nel presente, delinei
politiche industriali, di ingenti risorse economiche pubbliche e private e della tenuta
occupazionale.
Su tematiche diverse ma non meno importanti, la riconversione delle produzioni delle
aziende produttrici di armi (settore in continua espansione caratterizzato da aziende
metalmeccaniche soprattutto nel nord Italia e con una più che significativa
rappresentatività della Fiom), proprio la Fiom ha posto il tema della necessità di ridurre
drasticamente gli investimenti in armamenti con la consapevolezza che per arrivare ad un
domani senza guerre e senza vittime innocenti era, ed è ancora oggi più che mai,
necessario anche confrontarsi con quei lavoratori di quelle aziende che dalla produzione di
fucili, mitragliatrici e bombe, trovano le risorse per il loro sostentamento.
Per salvare il pianeta riducendo le emissioni di CO2 la Fiom è pronta ad iniziare un
percorso che deve compiersi insieme alle imprese, alla politica e , come sempre, insieme
ai lavoratori che, da parte loro, dovranno avere la certezza che la difesa dei posti di lavoro,
dei diritti, della salute ed anche dei salari è l’obbiettivo dei metalmeccanici della Cgil. Tra
poche settimane, infatti, Federmeccanica non potrà sostenere non esserci risorse per il
rinnovo del contratto nazionale adducendo alla fase è difficile e perchè gli investimenti
necessari per la riconversione saranno ingenti: la ricchezza ottenuta dalle imprese negli
ultimi due anni non è stata minimamente redistribuita tra i lavoratori, come invece
prevedeva il CCNL in scadenza a fine anno. Le imprese non potranno “barattare” premi
aziendali con distributori di acqua nei reparti produttivi e negli uffici e/o con borracce nel
giusto intento di ridurre la produzione di plastiche: la contrattazione aziendale deve
estendersi e valorizzarsi anche dal punto di vista della qualità dei temi trattati, non ultimo
quello della tutela ambientale, ma sensibilità e cultura ambientale devono svilupparsi con
percorsi condivisi imprese-sindacato-lavoratori senza scaricarne i costi su questi ultimi.

Samuele Lodi
Segretario Generale Fiom Emilia Romagna