I dati di bilancio 2018 del Teatro Comunale, con un attivo di 280mila €, confermano la realizzazione di quel risanamento auspicato, e permettono di ragionare su un piano di investimenti, altrettanto auspicato, per garantire la missione di una Fondazione Lirico Sinfonica, ovvero la cura di un bene storico ed artistico, l’Opera, che per realizzarsi in forma dinamica e vitale richiede livelli altissimi di qualità, stabilità e rinnovamento.

Questo risanamento ha visto fra i suoi principali attori i lavoratori del Teatro – artisti, tecnici ed amministrativi -, che hanno messo molto del loro “capitale” ed hanno ora diritto a ripartirne i “dividendi”, nella forma che è più consona ai lavoratori, quella della solidarietà: i lavoratori ci chiedono che si investa nella stabilizzazione dei precari, e nella tutela dei diritti.

E se non bastasse questa giusta rivendicazione dei lavoratori sul tema stabilità e rinnovamento, c’è una sentenza della Corte di Giustizia Europea che ci spinge prepotentemente in questa direzione, perché in estrema sintesi ci dice che la situazione di precarietà nel settore Lirico Sinfonico ha da tempo superato la soglia della decenza. E le decine e decine di lavoratori con contenziosi legali aperti o potenziali con il teatro Comunale è lì a dimostrarlo.

La situazione però è bloccata, nonostante gli sforzi importanti che le Parti hanno intrapreso per normalizzare una situazione abnorme. Si è infatti da mesi aperto un tavolo di trattative, a cui a nostro avviso non sarebbe inopportuna una proiezione in un tavolo che veda la presenza anche di altri portatori di interesse nel Teatro cittadino, come Comune e Regione. Le misure prospettate sinora dalla Direzione al tavolo delle trattative, seppur importanti e da non lasciar cadere nel vuoto, sono a nostro parere però insufficienti sia a risolvere i problemi delle cause legali a cui la Fondazione si è esposta, sia a sanare le ingiustizie che si sono cumulate e continuano a cumularsi. La Direzione giustifica questo limite con la insufficienza delle risorse a sua disposizione.

Uno dei soggetti che hanno richiesto l’udienza conoscitiva odierna in Comune a Bologna, il Movimento Cinque Stelle, è anche parte di un governo che ha emanato un provvedimento legislativo, quello per un più forte controllo dei contratti a termine, che pur necessitando degli opportuni adattamenti ad una situazione peculiare come quella dello spettacolo, obbliga, se si vogliono mantenere livelli costanti di qualità, a questi interventi di stabilizzazione.

Ma dato che lo stesso governo che obbliga alla stabilizzazione – a nostro avviso giustamente- è in questo caso il soggetto che mette le principali risorse per il funzionamento delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, è evidente che se le risorse a disposizione non vengono adeguate dal Ministero della Cultura, il Decreto Dignità rischia di divenire una tagliola: o non viene rispettato (e centinaia di lavoratori saranno ingiustamente puniti, non venendo più richiamati secondo i normali diritti di priorità acquisiti), o viene rispettato costringendo le Fondazioni a fare nuovo debito e quindi facendo fallire quel risanamento così faticosamente conquistato.

Lo diciamo senza polemica alcuna: le misure di miglior tutela dei lavoratori e di lotta alla precarietà, affinché siano vere, devono essere sostenute da decreti attuativi razionali e da adeguate risorse economiche aggiuntive, altrimenti rimangono solo brutte mosse propagandistiche e dannose.

É necessario un atto di responsabilità politica a tutti i livelli per portare a termine la stabilizzazione dell’organico Fidel Teatro, altrimenti si rischia un ritorno ad alti livelli di conflittualità.

Rossa Antonio
Segreteria SLC CGIL Bologna