Nella giornata odierna, lunedì 11 marzo 2019, simbolicamente dalle 9.33 al Centro sociale Costa (via Azzo Gardino 44-48, Bologna), si è tenuta l’iniziativa organizzata dalla Slc-Cgil di Bologna dal titolo 9.33. E’ ora di svegliarsi!”, in cui sono intervenuti Massimo Mezzetti (assessore regionale alla Cultura), Matteo Lepore (assessore comunale alla Cultura) e Antonio Taormina (docente Università di Bologna).

Ha introdotto i lavori Antonio Rossa (segreteria Slc-Cgil Bologna) ed ha concluso Emanuela Bizi (segreteria Slc-Cgil nazionale).

Il titolo richiama l’art. 9 della nostra Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” e l’art. 33 comma 1: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

In Italia, un tentativo organico di attuazione dell’art.9 della Costituzione per il settore dello Spettacolo risale alla L.163/1985 che istituisce il Fondo Unico per lo Spettacolo. Questo tentativo è oggetto da decenni di una erosione sotterranea attraverso il continuo taglio di fondi pubblici, e nella più generale svalorizzazione della produzione artistica e culturale. Oggetto di costanti polemiche anche il rapporto complesso con la libertà artistica garantita dall’art.33 della Costituzione: i criteri di ripartizione in generale dei fondi pubblici alla cultura a tutti i livelli, quali garanzie danno di oggettività e di imparzialità? Quali garanzie danno alla libertà della ricerca artistica?

Dal punto di vista sindacale: ci può essere libertà artistica senza una reale tutela dei lavoratori? Senza avere dei contratti di lavoro dignitosi ed un welfare adatto alla discontinuità del lavoro artistico?

Sono certo urgenti e necessari interventi a livello politico, ed il Sindacato ritiene grave che non siano stati prorogati i decreti attuativi per il Codice dello Spettacolo, perché significa ripartire da zero, e far ripartire da zero anche le proposte che come SLC-CGIL avevamo chiesto di introdurre: la certificazione del rispetto dei contratti per ricevere fondi pubblici; un ricalcolo dei giorni utili per determinare l’annualità contributiva commisurato ad una media reale dei giorni lavorati nel settore; un welfare adeguato alla peculiare discontinuità del settore.

Contemporaneamente il Sindacato ha cercato di supplire per via contrattuale alle carenze legislative su discontinuità e sfruttamento del personale dello spettacolo, introducendo nei rinnovi dei contratti di settore delle soluzioni, sperimentali, in cui il lavoro di preparazione, di formazione, di prove, viene riconosciuto. Per far fronte ad una violazione contrattuale diffusa sono partite anche le prime segnalazioni, all’Osservatorio Nazionale ed al Ministero(Mibact).

E’ stato anche citato il caso delle Fondazioni Lirico Sinfoniche: è possibile che eccellenze della cura Costituzionale del bene storico artistico si reggano sulla precarietà? Una recente sentenza della Corte Europea di Giustizia(c-331/17 del 25 ottobre 2018), denuncia come il sistema delle FLS in Italia si regga su una precarietà che contraddice a quel principio di stabilità che queste strutture devono avere. Anche in questo caso, in attesa di un segno di vita del potere legislativo, il sindacato ha avviato una contrattazione per ottenere quanto richiesto dalla Corte di Giustizia, ovvero le stabilizzazioni del personale precario per poter sanare le piante organiche. Al Teatro Comunale di Bologna, grazie ad un collaudato sistema di relazioni sindacali, queste trattative sono andate molto avanti, ma la distanza fra quello che è necessario per rispettare la sentenza europea e la copertura economica, è superiore alla buona volontà delle Parti ed è per questo che si è richiesto un incontro urgente alle istituzioni perché senza un loro intervento, la situazione rimarrà drammaticamente bloccata.

Infine il Sindacato ha denunciato il riemergere prepotente – a livello nazionale – della forma più brutale di costrizione artistica, la censura. Dal tentativo di bloccare il film su Mario Mieli, alla mancata uscita in RAI del docufilm su Riace, dalle intimidazioni “giornalisti puttane”, alle sottrazioni di risorse, come per l’azzeramento da parte della sottosegretaria alla Cultura Lucia Bergonzoni, dei fondi al progetto “MigrArti”, finalizzato alla promozione delle interculturalità e della inclusione sociale.

E’ una situazione in cui rischia di crescere l’omologazione e l’opportunismo culturale. Ed è per questo che va salutato come atto di coraggio il fatto che un gruppo di artisti di tutta Italia abbia sentito il bisogno di esprimere spontaneamente la propria indignazione eseguendo nella cattedrale di Torino il “Requiem in re minore op.48” di Gabriel Fauré, in memoria delle vittime del mare.

Bologna 11 marzo 2019

Slc-Cgil Bologna