Occorre riaprire i canali legali d’ingresso per motivi di lavoro, in Italia chiusi da anni, dando continuità a strumenti importanti come i corridoi umanitari. Tutto queste misure combatterebbero davvero il traffico delle persone, senza mettere a rischio la vita e la dignità di migranti e profughi”. A dirlo sono Cgil, Cisl e Uil, salutando con favore “l’accordo in sede europea per i 49 migranti ancora a bordo delle navi delle ong Sea Watch e Sea Eye”. Per i sindacati “resta l’indignazione per una situazione che ha tenuto queste persone in balia delle onde e del maltempo per quasi 20 giorni nelle acque territoriali di Malta, ostaggi della propaganda xenofoba e delle difficoltà dell’Unione Europea a gestire i flussi migratori”.

Cgil, Cisl e Uil rilevano che “non vi è spiegazione alcuna che giustifichi la lunga attesa e la sofferenza inferta a poche decine di migranti, tra cui donne e bambini e minori non accompagnati, senza trovare una soluzione di buonsenso che non aveva alternative: dare rifugio in Europa a chi si incontra in difficoltà nel Mediterraneo”. Le organizzazioni dei lavoratori ribadiscono “la necessità e l’urgenza di una politica europea in materia di flussi migratori, rispettosa dei diritti della persona e condivisa tra i vari Stati membri. Una soluzione che esisterebbe già se venisse ratificata dal Consiglio europeo: la riforma di Dublino, votata da due terzi del Parlamento europeo, che obbligherebbe ogni Stato membro a fare la propria parte, tenendo conto oltretutto dei legami dei richiedenti con i vari paesi europei”.