Il 22 maggio 1978 il Parlamento Italiano votava la legge194, norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.

La Cgil Camera del lavoro metropolitana di Bologna e il Gruppo Donne Cgil Bologna intendono sottolineare ancora una volta la validità della legge per tutto quello che ha rappresentato per le donne in questi anni, nonostante i mai sopiti attacchi, riconoscendo valore sociale alla legislazione che sostiene le libertà femminili.

La legge 194 aveva più scopi: consegnare nelle mani delle donne la libertà di scelta sulla maternità, abbattere la piaga dell’aborto clandestino, controllare e osservare il fenomeno attraverso il Rapporto annuale redatto dal Ministero della Sanità. E proprio questi rapporti ci dicono che il ricorso all’aborto è in costante calo a livello nazionale, e nella regione Emilia-Romagna. Il numero degli interventi sono differenziati nel territorio, anche in base alla presenza dei medici e infermieri che si dichiarano obbiettori di coscienza. Quest’ultimo problema è un pesante impedimento all’applicazione della legge, se si pensa che a livello nazionale gli obiettori sono il 70%, e in Emilia-Romagna il 60%. A tal proposito ribadiamo la necessità di tutelare professionalmente gli operatori sanitari non obiettori che garantiscono l’interruzione della gravidanza così come previsto dalla legislazione.
La legge194, inoltre, poggiava su un’altra legge importante voluta dalle donne negli anni ’70, la 405 che istituiva i Consultori Familiari, oggi ridotti nei numeri e nelle funzioni. Come abbiamo ribadito l’8 marzo 2018, nel corso dell’iniziativa specifica che abbiamo tenuto in Camera del lavoro, auspichiamo fortemente che la diffusione e il rafforzamento delle Case della Salute sul territorio, dia un contributo significativo alla prevenzione, alla tutela della salute e quindi all’autodeterminazione delle donne.

A quarant’anni dalla legge, oggi chiediamo quindi ancora una volta l’applicazione della 194 in tutti i suoi vari aspetti, la risoluzione dell’annosa questione dell’obiezione di coscienza, il costante sostegno economico dei Consultori familiari, la prevenzione e l’educazione sessuale verso le ragazze e le donne straniere. Chiediamo il mantenimento dei tavoli di confronto con la Regione, il diritto di accedere a tecniche più moderne e sicure per la donna, come l’aborto farmacologico (RU486), e la formazione di operatori/operatrici secondo linee guida scientifiche più aggiornate.

Abbiamo assistito, in queste ultime settimane, ad una nuova orribile campagna di disinformazione contro le donne da parte delle associazioni pro-life, che con parole durissime e offensive hanno indicato nelle donne le prime responsabili di femminicidio, tramite le loro scelte. Consideriamo opportuno che, su temi così delicati e dolorosi, nessun spazio venga concesso alla falsa informazione.

Bologna, 25 maggio 2018

La Segreteria della Cgil CdlM di Bologna

Gruppo Donne Cgil Bologna