“Non vi sono posti di lavoro su un pianeta morto”. Con questo richiamo Cgil, Cisl, Uil, e i sindacati europei e internazionali hanno presentato il 9 giugno a Bologna, in occasione del G7 ambiente, una dichiarazione unitaria sui temi dello sviluppo sostenibile.

La strada indicata dai sindacati ai governi è quella di “partire dalla conferma e dall’attuazione dell’accordo di Parigi e dagli obiettivi dell’Agenda 2030 per promuovere uno slancio a favore della trasformazione industriale ed economica verso un’economia rispettosa dell’ambiente, che garantisca occupazione dignitosa per tutti e sia socialmente inclusiva”.

Nel documento i sindacati chiedono ai paesi del G7, che “dovranno assumere un ruolo guida rispetto agli altri governi” nel percorso verso una “giusta transizione”, di intraprendere azioni specifiche.

Innanzitutto è necessario “garantire che i contributi determinati a livello nazionale (NDC) rispettino l’obiettivo globale di emissioni, per evitare un aumento di temperatura oltre i 2°C”, e “rafforzare le priorità ambientali e climatiche nei bilanci dei paesi e nella cooperazione internazionale”.

“È importante – si legge nella dichiarazione sindacale – avviare un dialogo tra Istituzioni, sindacati e datori di lavoro sui mezzi atti a garantire una giusta transizione per i lavoratori e le comunità, compreso il sostegno alla creazione di fondi per conseguire obiettivi climatici più ambiziosi”.

Tra le azioni indicate nel documento anche quella di “elaborare una strategia industriale rispettosa dell’ambiente, che consideri come priorità altrettanto importanti il lavoro dignitoso, un basso livello di emissioni e un utilizzo efficiente delle risorse”. Inoltre occorre “sostenere gli investimenti nei settori con elevata capacità di creazione di occupazione e di tutela dell’ambiente, rafforzare le normative in tema di processi industriali eco sostenibili e ridurre l’utilizzo delle sostanze tossiche”.

Infine, “vanno aumentati i finanziamenti a sostegno delle popolazioni locali che si trovano ad affrontare eventi climatici estremi, in particolare nell’Africa subsahariana, in modo tale che non siano costrette ad emigrare”.