In merito alle interviste apparse in questi giorni sugli organi di stampa locale (alla vicepresidente della Regione E.R. Gualmini il 15/05 u.s., all’assessora alla scuola del Comune di Bologna Pillati il 16/05 u.s.), la FLC-CGIL di Bologna, in quanto categoria sindacale che rappresenta le lavoratrici ed i lavoratori della scuola dell’infanzia, sia pubblica che privata, ritiene doveroso fornire alcune precisazioni e un contributo ad una discussione che, per le modalità e i contenuti con i quali si sta conducendo, rischia seriamente di alimentare confusione e mancare il bersaglio.

In primo luogo, occorre ribadire che quando si parla di servizi educativi e scuola dell’infanzia, non ci si può permettere di mettere in secondo piano, neppure per un attimo, la loro valenza pedagogica e formativa. Al centro del sistema educativo e scolastico ci sono e devono continuare ad esserci i bambini, il rispetto delle loro esigenze e del loro sviluppo. Qualsiasi discussione su ipotetiche “innovazioni” nell’organizzazione di tali servizi, non può che
partire da qui. Per questo, ragionamenti che tirano in ballo l’organizzazione dei servizi educativi e scolastici e paiono dimenticare questa priorità, per vertere esclusivamente sulle esigenze di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle famiglie, rischiano di allontanarci – anzichè avvicinarci – a soluzioni positive e davvero innovative di un tema che pure è reale.

Siamo perfettamente consapevoli che esiste da parte di molti genitori, oggi come in passato e tanto più spesso in presenza di determinate condizioni lavorative che non agevolano la conciliazione, una domanda di cura e sostegno educativo che eccede, nei tempi e nella flessibilità, la risposta che in questi termini la scuola ed i servizi educativi possono fornire. Siamo d’accordo sul fatto che il sistema pubblico non debba e non possa ignorare questa
esigenza, facendosene carico e cercando di individuare soluzioni. Ma non si confondano istruzione, educazione e cura, scuola e centri estivi. Non si prenda la china per la quale ci si dimentica delle esigenze pedagogiche dei bambini e si finisce a parlare di “baby-parking”. Non si insegua il modello privato e di mercato, che di questi aspetti non tiene conto e impone un ragionamento incentrato solamente sulla logica della domanda e dell’offerta. Determinando, inoltre, un meccanismo di dumping contrattuale tra chi lavora come insegnante nel pubblico e chi lo fa nel privato. Un dumping che va contrastato e non assecondato, come ci sembra fare chi considera “un problema” i contratti collettivi di lavoro pubblici.
Ci aspetteremmo da tutti, e dalle amministrazioni locali in primis, idee davvero innovative su come rilanciare il ruolo del pubblico, tenendo al centro i diritti dei bambini insieme a quelli delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal loro coinvolgimento nella discussione e nelle decisioni. Noi siamo disponibili a contribuire a questa discussione e ad avanzare delle proposte, per esempio rispetto a misure volte a garantire la corretta applicazione dei contratti ed estendere diritti e tutele in tutto il sistema integrato dell’educazione-istruzione e delle convenzioni comunali, o ancora con l’ipotesi di un sistema di sostegno educativo domiciliare a governance pubblica, che superi la logica della “baby sitter” pagata spesso in nero e vada verso la costruzione di un modello innovativo e di qualità.

La Segreteria FLC-CGIL Bologna

Bologna, 18 maggio 2017

Leggi l’intervista a Sonia Sovilla (segreteria Cgil Camera del lavoro metropolitana di Bologna) sul Resto del Carlino Bologna del 17 maggio 2017.