Siamo in piena campagna elettorale, la CGIL porta avanti le istanze della proposta di legge popolare, la Carta dei Diritti Universali, e i referendum che riguardano i voucher e gli appalti.
I milioni di firme già raccolte ci impongono la responsabilità di impegnarci in uno sforzo massimo al fine di raggiungere il quorum necessario alla validità del voto referendario. Voto per il quale invochiamo ancora una volta che venga rapidamente definita una data.
Sabato 11, quindi, manifesteremo in tutte le piazze del Paese. A Bologna saremo in Piazza Nettuno dalle 9.30 alle 12.30, dove saranno allestiti punti informativi per ricordare ai cittadini l’importante appuntamento del voto, informarli sull’importanza della campagna, e distribuire i gadget.
Allo stesso tempo, il nostro richiamo è alle forze politiche e istituzionali, e ai rappresentanti economici, a sentirsi coinvolti nella nostra battaglia per restituire al Lavoro Diritti e Dignità. Bologna, città che ha raccolto il maggior numero di firme per indire i referendum e a sostegno della Carta dei diritti, deve fare la sua parte. Votare due SI vuol dire cambiare il Paese, e mettere al centro dell’agenda politica del Parlamento la necessità di trasformare in legge la Carta dei Diritti Universali.
Per supportare al meglio la nostra campagna, a livello nazionale e locale è stato istituito il Comitato per il Sì ai due referendum popolari sul lavoro. A livello locale, il Comitato è presieduto dal segretario generale, e composto da tutti i membri della segreteria confederale, dai responsabili delle Camere del lavoro intercomunali, da quelli dei Servizi e da delegati. Inoltre, saranno istituiti Gruppi di sostegno ai referendum organizzati per Comuni, che vedranno la partecipazione di soggetti ed associazioni del territorio.
Chiediamo un SI per eliminare i voucher, che si stanno espandendo in maniera esponenziale e rappresentano una vera e propria negazione del rapporto di lavoro. Basti pensare che solo a Bologna nel 2016 (dato non definitivo INPS) siamo a tre milioni e mezzo di voucher già attivati. In soli due anni siamo passati da 1.777.768 voucher del 2014 a 2.686.219 voucher del 2015.
Se poi guardiamo la distribuzione dei buoni lavoro nei diversi settori, scopriamo che il 21% è sotto la voce “attività non classificata”, e il 9.8% in cosiddetti “settori restanti”. Si immagina che confluiscano in queste due tipologie l’edilizia, l’industria, e il restante del manifatturiero per arrivare intorno al 30% dei voucher usati. E’ evidente quindi, in questi settori in particolare, l’aumento del lavoro senza garanzie, al posto di quello contrattualizzato con diritti e tutele.
Proseguendo nell’analisi, i restanti buoni sono usati nel commercio per il 22% e nei servizi per il 19,5%. Segue il turismo con l’11.2% Percentuali molto basse sono invece nell’agricoltura (4,05%), nel giardinaggio pulizia (3,5%), sport e cultura (4,08%) e lavoro domestico 2,7%. Quindi anche da questi numeri si evince che le categorie di lavoro accessorio o occasionale per i quali i voucher erano stati pensati originariamente – dal giardinaggio, alle pulizie, al lavoro domestico – sono un’infima minoranza.
Inoltre, in interi settori precisi contratti di lavoro vengono aggirati ed ignorati attraverso l’impiego dei buoni lavoro, che oltre ad eliminare le tutele e le garanzie di diritti presenti nei contratti prevedono il versamento di una quota risibile al fondo di solidarietà dell’INPS. Tutto questo sta ponendo seriamente in discussione la tenuta del sistema previdenziale. La non applicazione dei contratti di lavoro porta ad una elusione dei versamenti all’INPS di milioni di persone, per periodi prolungati di tempo. Il che significa milioni di persone con pensioni da fame nelle prossime generazioni, e il rischio di tenuta dell’intero sistema INPS a causa di entrate molto inferiori rispetto agli anni passati.
Il secondo SI lo chiediamo per ripristinare la responsabilità solidale del Committente nel lavoro in appalto. Questo vuole dire eliminare i continui cambi di azienda negli appalti, cambi nei quali i lavoratori rischiano sistematicamente di perdere sui trattamenti retributivi e normativi se non addirittura il posto.
Ci sono centinaia di imprese interessate da contenziosi legali che riguardano solo a Bologna decine di migliaia di lavoratori. Solo con la contrattazione, là dove possibile, si possono evitare ricadute negative sui lavoratori, introducendo controlli e accordi di clausola sociale, come abbiamo fatto in alcuni casi: Comune di Bologna, Hera, Ducati, Lamborghini, Ilip del Gruppo Ilpa, Ristoservice, il Mulino, Cicc. Philip Morris per citare alcuni accordi significativi
La responsabilità solidale del committente chiama in causa chi ha deciso l’appalto. Se  vincerà il SI, con il nostro referendum si potrà chiamare in causa direttamente il committente per il pagamento di stipendi e contributi evasi. Committente che, a maggior ragione, sarebbe più fortemente vincolato al controllo del processo lavorativo anche sui temi della sicurezza.

Due SI per cambiare l’Italia a partire da Bologna.
Maurizio Lunghi segretario Cgil Camera del lavoro metropolitana di Bologna

Bologna, 10 febbraio 2017