Per la CGIL è prioritario ridurre le disuguaglianze, a prescindere dall’età o dall’etnia.

Difficile quindi non pensare che la bassa rotazione all’interno del patrimonio ERP non vada affrontata con delle modifiche che tengano conto dell’aumento della povertà, anche se ciò implica qualcosa che finora non c’è mai stato ovvero l’uscita da una casa popolare. L’importante è discutere con la Regione di “scivoli” che non lascino nessuno senza una abitazione, soprattutto le maggiori fragilità.

Fondamentale è lo spirito con il quale si è arrivati il 30 ottobre 2015 all’accordo con il Comune di Bologna: la necessità di ragionare di politiche abitative in una logica di filiera e non solo unicamente come patrimonio ERP. A meno che non sosteniamo, in maniera populista, che siamo nelle condizioni di dare una casa gratis a tutti, con ulteriore consumo di suolo (consumo per la CGIL non auspicabile, tra l’altro).
Bisogna innovare trovando soluzioni diverse dal passato,  che allarghino la platea delle persone coinvolte. Andare verso l’utilizzo dell’enorme patrimonio pubblico vuoto da tempo, nonchè di accordi con i privati per aumentare il numero di case messe a disposizione di chi non può pagare il canone di mercato. Va radicalmente cambiata la vecchia filosofia “o casa popolare per tutta la vita a canone bassissimo o nulla”: oggi la povertà coinvolge giovani, immigrati, precari, disoccupati, nuclei monogenitoriali con figli a carico che hanno ISEE molto più basso del massimo previsto dal nuovo regolamento regionale, che non possono aspirare mai ad avere una risposta dal patrimonio ERP,  che non vanno abbandonati al libero mercato….come invece sta avvenendo da tempo, nel silenzio delle Istituzioni.

Sonia Sovilla
responsabile politiche abitative
CGIL BOLOGNA

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