call-center

Nella giornata di ieri, 17 ottobre 2016, si è svolto il referendum tra i lavoratori del call center Koinè Bologna sull’accordo separato sull’integrativo aziendale e sulla gestione del controllo delle telefonate firmato dalle sole Cisl, Uil e Ugl.

Quella che vi raccontiamo è una storia dei tempi in cui viviamo. Primo perché parliamo di un call center, secondo perché il call center in questione è anche un appalto. Un appalto di un colosso. Hera.

Quello che è avvenuto negli ultimi mesi è molto semplice. C’è un sindacato, la Cgil, che vuole fare la sua parte, ovvero un accordo che migliora le condizioni dei lavoratori. Dall’altra parte, c’è l’azienda insieme agli altri sindacati (Cisl Uil Ugl ), che iniziano una serie di incontri separati (all’insaputa della Cgil), nei quali portano avanti la trattativa che era iniziata da alcuni mesi alla presenza di tutti. La novità è che la scelta del luogo per fare la “trattativa” non è più l’azienda, ma bensì la sede di uno degli altri sindacati.
L’SLC-CGIL, una volta scoperto che la trattativa proseguiva in segreto, chiede che si tornasse a un tavolo con la presenza di tutti. Al tavolo, però, la CGIL scopre che i testi sono stati già determinati. E che non c’è nessuna volontà di modificarli, né da parte dell’azienda, né da parte degli altri sindacati. A questo punto la CGIL chiede di potere fare le assemblee di mandato coi lavoratori, ma l’azienda, illegittimamente, nega le assemblee per ragioni legate al “danno di immagine e al calo del fatturato” che ne sarebbe derivato.
E poi c’è il merito. I testi presentano elementi peggiorativi consistenti, su diverse questioni, e introducono il controllo delle telefonate con una novità di non poco conto: la presenza dell’appaltatore (Hera) nell’ascolto delle registrazioni.

Davanti all’impossibilità di modificare i testi e di svolgere una trattativa, l’SLC-CGIL non firma l’accordo e gli altri sindacati proclamano il referendum tra i lavoratori.

Quello che è successo poi è che l’azienda, nei giorni precedenti al referendum e durante lo stesso giorno, ha tenuto riunioni con i lavoratori, informandoli che in caso di bocciatura dell’accordo separato non avrebbe confermato i lavoratori somministrati e i tempi determinati, che avrebbe disdettato tutti gli accordi di secondo livello, che avrebbe applicato il “Jobs Act” in materia di controllo a distanza e che soprattutto avrebbe progressivamente dislocato il lavoro in altri sedi.
I lavoratori e le lavoratrici, a cui va tutta la nostra stima per il coraggio dimostrato, si sono sottratti al ricatto bocciando l’accordo.

Ed ora quello che chiediamo è la riapertura immediata di un tavolo negoziale, per modificare gli accordi e tornare ad un normale e sano confronto tra le parti, nell’interesse di tutti.

La SLC-CGIL c’è. E come sempre è a disposizione per fare la sua parte, negli interessi dei lavoratori che rappresenta.

I numeri: votanti 204 su 252 aventi diritto (pari all’81%)

Sì: 82 (pari al 40%)
No: 120 (pari al 60%)
Schede Bianche: 2

Bologna, 18 Ottobre 2016

CDLM Bologna – M. Lunghi (Segretario Generale CGIL Bologna)

SLC-CGIL Bologna – G. Santoro (Segretaria Generale SLC-CGIL Bologna)  G. Barletta – Segreteria SLC-CGIL Bologna

RSU SLC-CGIL Koinè – Laura Costabile