Bandiera FilcamsSareste disposti a scommettere sul vostro posto di lavoro? Di certo non lo sono i lavoratori delle Agenzie di Scommesse sportive della Snai.

  • A Bologna e provincia esistono 7 agenzie gestite da Snai, il colosso delle scommesse sportive di Porcari (Lu), che oggi rischiano di passare in mani cinesi. Il gruppo Snai detiene la concessione statale per raccogliere scommesse sportive, con circa 1500 punti vendita a marchio (fra diretti e in franchising) sparsi sull’intero territorio nazionale e ricavi per oltre 630 milioni di euro nel 2015. Fra questi, le Agenzie gestite in maniera diretta, attraverso la controllata Snai Rete Italia, sono poco più di una  cinquantina per un totale di 360 dipendenti circa, concentrati fra Bologna e provincia (45 dipendenti), la Lombardia, la Sicilia e il Lazio
  • Lo storico Concessionario statale, che ha legato il suo nome al mondo delle scommesse sportive e dell’ippica, ha avviato un forte processo di ristrutturazione che passa, da una parte, attraverso la dismissione delle sedi centrali di Roma, Milano, e Porcari (con l’annuncio di oltre 400 esuberi), ma sopratutto tramite la cessione delle agenzie gestite in maniera diretta, come le 7 di Bologna.
  • Queste operazioni avvengono in una fase di forte incertezza dell’itero settore del gioco legale, in cui assistiamo ad una vera e propria “schizofrenia normativa”: a livello statale si allargano le maglie legislative permettendo l’apertura di nuove sale scommesse, mentre si procede a  colpi di sanatorie delle agenzie illegali (le leggi di stabilità 2015 e 2016 hanno portato alla maxisanatoria di circa 2500 punti vendita illegali), nell’ottica di fare cassa tramite la tassazione del gioco che nel solo 2014 ha portato nelle casse dello Stato oltre 11 miliardi di euro.
  • A livello locale (regionale o comunale) invece, sulla spinta delle campagne contro la ludopatia, si cerca in tutti i modi di ostacolare l’attività delle agenzie, senza alcuna distinzione fra concessionari legali e centri di raccolta illegali, con leggi e ordinanze che limitano gli orari di apertura, impongono distanze da luoghi sensibili e limitazioni edilizie. Questo approccio finisce per colpire solo l’offerta legale, facilmente raggiungibile e tracciabile perchè titolare di una concessione statale, senza incidere in alcun modo sulla “domanda di gioco”, anzi indirizzando inesorabilmente il giocatore (sopratutto quello patologico) verso l’illegalità, data la facilità di accesso e la mancanza di regolamentazione.
  • In questo quadro complesso la Snai ha intrapreso il percorso più facile: esternalizzare la gestione e lavarsi le mani dei dipendenti, salvaguardando comunque i volumi del business.
    Apprendiamo infatti, che in questi mesi l’azienda è stata impegnata in trattative con una cordata di imprenditori cinesi intenzionati ad acquisire le agenzie dirette.
    Questa opzione comporterebbe una forte ricaduta sui livelli occupazionali e sulla sicurezza del servizio ai clienti. I sedicenti imprenditori cinesi, presentatisi nei giorni scorsi per sopralluoghi tecnici in tutte le agenzie di Bologna, hanno già dichiarato che metteranno a casa tutti i dipendenti.
    Queste gravi affermazioni non sono in alcun modo state smentite da Snai, che si è limitata a dichiarare la necessità di generici interventi di ristrutturazione della rete “a tempo debito”.
  • A fronte di questi accadimenti, tenuto conto dell’elusività dell’Azienda, i lavoratori di Bologna, sostenuti dalla Filcams-Cgil, riunitisi in assemblea il 16 giugno hanno deciso di proclamare 24 ore di sciopero. Le prime otto ore sono state indette per domani, mercoledì 22 giugno 2016, in occasione della partita dell’Italia agli europei.
    In assenza di risposte concrete e impegni formali sul mantenimento dei posti di lavoro da parte di Snai, i lavoratori sono pronti a promuovere ulteriori e più forti azioni di contrasto della vendita delle agenzie.
    Se il gioco è il loro mestiere, il lavoro non può essere un gioco d’azzardo.
    Gli appassionati di sport bolognesi dovranno quindi rinunciare a scommettere sulla nazionale, ma è un piccolo prezzo da pagare quando viene messo a repentaglio il futuro di 45 lavoratori, perchè il lavoro non può essere una scommessa.