Tante le voci raccolte nelle assemblee di lavoratori e pensionati sulla Carta del diritti

Fino alla fine di marzo, anche la Cgil di Bologna sarà impegnata su tutto il territorio metropolitano con assemblee e riunioni per diffondere i contenuti del Nuovo Statuto dei lavoratori, la Carta dei diritti Universali del lavoro proposta dalla CGIL a livello nazionale come alternativa ad un modello di lavoro sempre più frammentario e “volatile” che anche il Jobs Act propone.

Oltre 1500 assemblee di lavoratrici e lavoratori, primi fra tutti quelli precari, a cui vanno aggiunte centinaia di riunioni di pensionati (oltre 20mila le persone che abbiamo incontrato solo nelle prime tre settimane di consultazione), rappresentano per noi uno straordinario momento di ascolto e di riflessione, sui temi contenuti nella Carta, che invitiamo tutte e tutti a scaricare dal nostro sito internet, ma anche sulle questioni di attualità che investono Bologna. E questo prezioso patrimonio lo vorremmo condividere con la città.

Le vicende che hanno riguardato colossi dell’industria come Saeco e Coop Costruzioni ci dicono che la crisi non è superata, e che il “vento” della ripresa è per ora debole e non sufficiente a invertire la tendenza. Nel settore industriale sono 450 le aziende colpite dalla crisi, e 11432 i lavoratori coinvolti, di cui 3800 collocati in mobilità, 4.667 in Cassa integrazione ordinaria, 1.675 in Cassa integrazione straordinaria, 1.288 in Contratto di Solidarietà. A questi numeri vanno aggiunte le aziende in procedura di fallimento, o già fallite: ad oggi 38 con 1.217 lavoratori coinvolti. Ai 3800 lavoratori in mobilità si sommano poi i 1217 in uscita dalle aziende in procedura, mentre restano aperte le incognite su chi è in Cassa integrazione straordinaria e in solidarietà.

In questo contesto, chi ha ancora la fortuna di possedere un impiego ci racconta di comprendere a fatica perché, come si apprende dalla stampa, le insegnanti delle scuole dell’infanzia dovrebbero avere problemi a fornire un servizio ai bambini durante il mese di luglio, periodo in cui notoriamente le famiglie hanno più difficoltà nella gestione dei figli dopo la chiusura delle scuole. E il problema diviene ancora più incomprensibile quando le polemiche odierne sorgono non perché questo servizio viene offerto da privati, come normalmente accade negli ultimi vent’anni e più. Ma poiché la proposta arriva dal Comune, che attraverso il personale pubblico fatto di educatrici e insegnanti propone di fornire alle famiglie una “copertura” estesa a parte dell’estate come previsto nel contratto Enti Locali, a differenza di quello Scuola.
Siamo quindi di fronte ad un bivio: o diciamo che il pubblico deve recuperare e gestire direttamente i servizi, recuperando anni di decentramento ed esternalizzazione, e trovando i giusti equilibri con il personale e i contratti di lavoro applicati. Oppure bisogna sapere che la soluzione ai servizi estivi viene consegnata definitivamente al privato, avvalorando le politiche di chi sostiene che il pubblico non è capace di dare le risposte ai cittadini.

Ma sono tanti altri i temi che emergono dalla consultazione. Temi che riguardano da vicino il futuro del nostro territorio, gli investimenti, le scelte strategiche. Nelle assemblee svolte giorni fa, quando un  camion si è rovesciato in autostrada creando ingorghi e file interminabili, in molti si sono chiesti dove fosse l’alternativa al Passante Nord. Se lo sono chiesti cittadini e lavoratori comuni, che magari non frequentano i sostenitori della cementificazione o i sostenitori dell’ambientalismo. C’è un clima di rassegnazione: sfumato il Passante Nord, si attende il Passante di Mezzo (allargamento dell’attuale asse autostradale), e nel frattempo si fanno calcoli su quante volte si bloccherà la tangenziale, e sulla quantità dello smog concentrato nei quartieri residenziali della città. Come CGIL, a questi lavoratori rispondiamo che siamo in attesa di un incontro, da tempo richiesto, in sede di Città Metropolitana. Primo o poi ci convocheranno e ci diranno come sarà il nuovo Passante, ci chiariranno quali investimenti intendano fare, e con quali tempi di realizzazione. Così come guardiamo con preoccupata attenzione alle vicende della Fiera dove, un dibattito non sempre facilmente decifrabile, lascia in ombra l’unica via di uscita che ci pare imprescindibile: il progetto del rilancio del quartiere fieristico. Poi c’è l’infrastrutturazione necessaria per FICO e il collegamento veloce per l’Aeroporto e la Stazione. Collegamento che pare finalmente partito ma il cui completamento va perseguito con celerità e decisione.

Infine, dagli incontri con lavoratori e pensionati emerge una grande preoccupazione sulla Sanità, sulle conseguenze dei tagli imposti dal Governo. Il timore è che uno dei sistemi sanitari più efficienti e di qualità d’Europa possa subire un duro colpo, con conseguenze vistose su anziani, bambini e lavoratori a iniziare dalla serrata di ospedali e dalla riduzione di visite specialistiche. Non tutti, del resto, lavorano in aziende ricche e prosperose in cui il welfare aziendale mette una “toppa” ai buchi del Servizio Sanitario Nazionale. Per questo occorre, come sosteniamo da tempo, aiutare il Sistema Sanitario Nazionale con un Fondo territoriale regionale, che metta a disposizione della collettività intera i servizi integrativi, evitando sviluppi di welfare corporativi che ci riporterebbero agli anni Cinquanta del secolo scorso.

Nonostante tutto però, nei dibattiti di questi giorni regge ancora la fiducia che questo territorio e questa Regione ce la possano fare, se sapremo trarre fino in fondo l’insegnamento di chi ci ha preceduto e cioè “fare squadra” , stare insieme e non rincorrere interessi di parte o di breve respiro. Regione, Città Metropolitana, Università, forze economiche e produttive, sistema del credito e Fondazioni: tutti devono contribuire guardando allo sviluppo futuro, alla creazione di nuovi posti di lavoro, a maggior ragione dopo che a crederci sono anche le multinazionali straniere (Philips a parte), venute ad investire qui nonostante avessero a disposizione il mondo.

Maurizio Lunghi
Segretario generale CdLM-Cgil Bologna

Bologna, 10 febbraio 2016