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Lettera Cgil a L’Unità

Caro direttore,
abbiamo letto il tuo editoriale su L’Unità del 7 gennaio che hai scelto di scrivere come lettera al Segretario generale della CGIL.
Purtroppo, dal tuo articolo dobbiamo desumere che ancora non è sconfitta quella tendenza alla esasperata personalizzazione del dibattito politico e sociale che a noi pare uno dei mali più profondi dell’oggi.
Il tuo intervento ci colpisce e non ci piace anzitutto per questo: il violento, crudo (con toni francamente inaccettabili) attacco alla persona che porta la responsabilità di essere il Segretario generale della CGIL, ma che proprio per questo è stata ed è sempre portatrice e interprete delle decisioni dell’insieme del gruppo dirigente, mai personali.
Anche tanti di noi hanno conosciuto e lavorato con dirigenti quali Lama e Trentin e da loro abbiamo tutti imparato una cosa fondamentale: un grande sindacato generale e confederale deve sempre stare al merito delle questioni che affronta, altrimenti viene meno al compito di rappresentare lavoratori e pensionati, indicando sempre una direzione, una proposta.
Questo è ciò che tu eludi nel tuo intervento, fingendo che il merito delle cose possa essere rimosso o dimenticato.
La CGIL, insieme a CISL e UIL, ha sempre ricercato la via del negoziato e dell’accordo; lo ha fatto anche quando il Governo negava ruolo e funzione dei corpi intermedi e quando il merito lo ha consentito ha sottoscritto accordi importanti.
Dimentichi, ad esempio, il recentissimo accordo quadro per il rinnovo dei contratti pubblici, il verbale di sintesi in tema di previdenza.
Dimentichi anche l’accordo su rappresentanza e rappresentatività che abbiamo sottoscritto unitariamente con ormai tutte le più importanti Associazioni datoriali o quello sulle relazioni sindacali.

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