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Accordo con Ica salva i lavoratori dell’agenzia tributi Mazal

Dopo oltre un mese di sciopero la complessa vicenda dei dieci lavoratori dell’agenzia Mazal di Bologna, incaricata della riscossione dei tributi minori in concessione dal Comune di Bologna, sembra giungere ad un epilogo positivo.
Grazie alla determinazione dei lavoratori, supportati dalla Filcams-Cgil e dalle strutture della Camera del Lavoro di Bologna, è stato raggiunto un accordo capace di garantire la continuità di reddito per i lavoratori e la salvaguardia dei posti di lavoro.

L’accordo sottoscritto oggi con Ica srl, l’altra azienda che opera in RTI (raggruppamento temporaneo d’impresa) con la Mazal sulla concessione Bolognese, prevede l’intervento straordinario di Ica stessa. Questa assume il credito dei lavoratori, anticipando così gli stipendi, ma sopratutto una garanzia rispetto al futuro. Una risposta immediata ai lavoratori, rimasti per mesi senza stipendio, e una soluzione a medio termine che garantisca, in caso di nuova insolvenza di Mazal, la continuità degli stipendi con la possibilità dell’intervento di Ica. Nel lungo termine infine la Mazal, che è in Amministrazione Straordinaria “liquidatoria”, dovrebbe uscire di scena cedendo la sua quota della concessione (pari al 40%) ad un nuovo soggetto scelto tramite un bando pubblico che verrà presentato al Ministero dello Sviluppo economico nei primi giorni di gennaio.

L’accordo certifica il fatto che non possano essere i lavoratori l’anello più debole della catena, a sopportare il peso di una situazione in cui si sono concatenati errori e falle sistematiche, con la connivenza e la mancata sorveglianza dei poteri pubblici.

La determinazione dei lavoratori che non si sono arresi di fronte ai “non si può”, “non ci sono soluzioni”, ai “No dei tecnici” e alla latitanza della politica, ha portato al raggiungimento di un risultato che sembrava insperabile solo solo qualche giorno fa, in occasione dell’ultimo appuntamento del tavolo di confronto in Comune, tenutosi il 20 dicembre.
Una vittoria sofferta però, perché ottenuta con la lotta e il sacrificio, perché per giungere al risultato (quasi ovvio) che vengano pagati gli stipendi ai lavoratori di una concessione del Comune di Bologna, ci sono voluti 50 giorni di sciopero nel solo 2016.
Un risultato che ci insegna che la lotta paga, anche se si è in pochi, ottenuto con l’unità dei lavoratori e un’azione corale della Cgil.
Un risultato ottenuto attraverso la contrattazione, con la lotta e il confronto, grazie anche, per una volta, al senso di responsabilità dell’impresa privata.

La vicenda, ora che si avvia alla conclusione, ci consegna quindi una riflessione sul ruolo del pubblico nel mondo degli appalti e concessioni, incapace di ricoprire un ruolo attivo e autorelegatosi nel personaggio dello spettatore inerte. La palla passa, quindi, al Comune di Bologna che dovrà vigilare perché situazioni del genere non si ripetano, ma sopratutto dare seguito agli impegni presi inserendo la clausola sociale del mantenimento occupazionale nel prossimo bando di concessione (previsto per il 2018), dando così piena attuazione al protocollo appalti sottoscritto con le parti sociali.

Filcams-CGIL Bologna
Stefano Biosa