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Fertility day: fare figli non è un tema da spot

fertility-dayIn Italia, più che altrove, si fanno meno figli e si diventa madre in età più avanzata rispetto agli altri Paesi: per affrontare un tema, che per molte ragioni potrebbe costituire una vera e propria “emergenza” per un Paese normale, la ministra Beatrice Lorenzin ha lanciato una campagna pubblicitaria offensiva, discriminatoria e finalizzata a far riportare il dibattito sulla maternità come libera scelta delle donne almeno di 30 anni indietro.
SE, e quando, essere madre deve essere una SCELTA LIBERA! Libera da campagne demografiche ideologiche e nazionaliste (siamo 7 miliardi sul pianeta terra) e libera dalla precarietà sul lavoro che spesso ci condanna alla continua decisione di rimandare o addirittura a rinunciare ad una maternità desiderata in quanto, nei fatti, incompatibile con un lavoro poco tutelato.
Come donne del sindacato vorremmo ricordare alla ministra le difficoltà che incontrano le lavoratrici che scelgono di essere anche madri: demansionamento, marginalizzazione, rinuncia al tempo pieno, fino ad essere indotte alle dimissioni perché le aziende continuano testardamente ad ostacolare la conciliazione dei tempi tra lavoro e attività di cura sia per le lavoratrici che per i lavoratori.

Visto che alla ministra va riconosciuto solo il merito di aver, inconsapevolmente, posto un tema serissimo che da tempo noi, come sindacati, chiediamo ai governi di affrontare, ribadiamo quelle che a nostro avviso sono invece le vere priorità per l’intero Paese:

  • Favorire l’occupazione giovanile e femminile riconoscendo il fallimento del jobs act
  • Sostenere concretamente la compatibilità tra genitorialità e lavoro
  • Cancellare quelle parti della legge 40/2004, sulla procreazione medicalmente assistita sopravvissute alle sentenze della Corte Costituzionale, che ancora ostacolano le donne e gli uomini che desiderano essere genitori costringendoli spesso ad andare all’estero e a marginalizzare le coppie che non dispongono di enormi risorse economiche
  • Agevolare le adozioni
  • Potenziare i servizi all’infanzia e renderli davvero universali con una forte direzione pubblica
  • Stanziare risorse consistenti per incrementare gli assegni al nucleo familiare
  • Finanziare maggiormente e riattualizzare il ruolo dei consultori sul territorio e la medicina di genere
  • Diffondere sul territorio specifici centri per la procreazione assistita
  • Finanziare specificatamente progetti nelle scuole volti ad aumentare la consapevolezza e la conoscenza sulla sessualità e affettività

Di questo vorremmo poter parlare per affrontare il tema della denatalità e delle sue conseguenze per il nostro Paese. Le rettifiche uscite sulla stampa aggravano ulteriormente la posizione della ministra: la sanità non può essere vista come qualcosa di estraneo dal contesto sociale e culturale nel quale agisce e che mette in discussione il diritto di autodeterminazione delle donne. I ministri hanno competenze specifiche ma in un Paese normale agiscono tutti in un’unica direzione, con azioni tra loro coordinate a seconda del modello di società che si intende costruire. E noi non condividiamo quello proposto al Paese con questa campagna pubblicitaria.

Bologna, 2 settembre 2016

Magda Babini

Responsabile donne CGIL BO

Sonia Sovilla

Responsabile sanità CGIL BO