Fiera taddia Filcams Cgil Bologna 7 luglio 2016

Le dichiarazioni del Presidente della Fiera Franco Boni, apparse oggi sulla stampa, creano non poco sconcerto nell’opinione pubblica e tra i lavoratori, soprattutto dopo la mancata apertura del tavolo all’Ascom, in un incontro che anziché avviare un confronto ha sancito una immediata rottura tra le parti.

Siamo in presenza di una situazione sindacale inedita, con sviluppi difficilmente prevedibili, non solo sul piano sociale ma anche sulla considerazione del ruolo dei livelli istituzionali.

Sostenere che non si risponde dei propri atti nei confronti dei soci pubblici della Fiera (Regione e Comune) che sono coloro che lo hanno nominato Presidente, ma si risponde al CdA e con particolare sensibilità ai soci privati, dimostra che sta cambiando (forse è già cambiato) il rapporto tra ruolo pubblico e ruolo dei privati nelle aziende partecipate.

Nelle dichiarazioni del Presidente e del socio rappresentante di Unindustria (dopo aver registrato anche nei giorni scorsi le dichiarazioni di Franco Postacchini dell’Ascom) si palesa l’idea di un modello della Fiera dove la parte istituzionale e pubblica diventa una comparsa. Una comparsa fastidiosa, perché si fa abbindolare dai Sindacati, dai lavoratori. Di contro la politica, liquida e perciò moderna, dovrebbe essere espressione, in piena coerenza con il pensiero neoliberista, dell’azione pratica del management. L’unico riferimento imprescindibile è che i conti devono tornare!

Qui sta il bandolo della matassa. Si vuol far credere che i conti non tornano e che è tutta colpa dei lavoratori, si giunge al grottesco che questi lavoratori siano dei privilegiati. “Questi part-time stagionali costano troppo”, si sostiene, ma nessuno parla del rapporto che c’è tra chi prende poco più di mille euro al mese e i manager che prendono 10,20 volte tanto.

Insomma, la politica le Istituzioni devono credere, così come i cittadini e i lavoratori, che la fuga delle società dalla Fiera di Bologna è dovuta ai part time verticali stagionali.

Troppo semplice, troppo facile e troppo crudele questa lettura.

In realtà i problemi sono datati, e risalgono a molti anni fa. Da allora in Fiera chi siede nel CdA, in particolare i privati, hanno guardato esclusivamente ai propri dividendi. Non si guardava ai capannoni che invecchiando diventavano fatiscenti, richiedendo ristrutturazioni. Così come i tanti interessi speculativi sulle aree attigue alla Fiera hanno creato un blocco allo sviluppo del quartiere: ecco perché l’EIMA e altri pensano di andarsene, verso situazioni fieristiche logisticamente più accoglienti.

Insomma, non sono sicuramente i costi del lavoro e men che mai dei lavoratori a part-time, ma la mancanza di spazi, di servizi, di infrastrutture e tecnologie valide a contenere eventi fieristici di massa a creare problemi. Per questo riteniamo che oggi si imponga la necessità di un’idea, finalmente, strategica sul rilancio del quartiere fieristico, con conseguente, realistico e credibile piano industriale.

E’ troppo facile venire a Bologna, caro Presidente, da Parma e dire che il proprio mandato è tagliare la testa di 123 lavoratori. Non, invece, lavorare per rilanciare la Fiera con un piano di ristrutturazione e riorganizzazione all’altezza.

Per questo avete sbagliato, siete partiti dalla “coda” e non dalla “testa” del problema.

Semmai, se siete capaci, diteci quanti soldi pubblici e privati occorrono per rilanciare il quartiere fieristico, con quali strategie e obiettivi. Dopodiché, se siete convincenti, si può discutere di come migliorare e rendere efficienti gli strumenti dell’attività lavorativa e gli aspetti contrattuali.

Noi pensiamo che la sensibilità che hanno avuto la politica e i vertici istituzionali, presenti nell’incontro di ieri, non possano essere annichiliti da arroganti dichiarazioni che rappresentano interessi di parte.

Qualora non vi sia la possibilità di affrontare la situazione nel giusto modo e metodo, sopra indicato, non solo continueremo nella lotta della difesa dei posti di lavoro ma intendiamo procedere in un’azione che chiarisca le prerogative dei Soci Pubblici e le determinazioni che ne debbono conseguire. Così, lo sappiamo, difficilmente si prospetta un settembre disteso. Siamo i primi a dolercene ma di fronte alle vostre ultime decisioni e rigidità non possiamo non ricordare a noi stessi che la nostra funzione sta nella difesa intransigente dei posti di lavoro e della dignità delle persone che lavorano, e che permettono alle aziende di andare avanti.

Maurizio Lunghi
Segretario Generale CGIL di Bologna

Bologna, 7 luglio 2016